• Sara Morandi

Alessandro Benvenuti: “Bisogna resistere alla disperazione” | INTERVISTA

Alessandro Benvenuti, noto regista ed attore, ci racconta del rammarico di questa situazione che ha colpito duramente tutto il settore dello spettacolo. “Bisogna prepararci a tornare in scena, con una rabbia creativa e una determinazione mai avuta prima”.


INTERVISTA AD ALESSANDRO BENVENUTI


Caro Alessandro, un'altra mazzata per il settore dello spettacolo. Cosa potremmo fare per migliorare la situazione?


Prepararci a tornare in scena con le ossa rotte ma con una rabbia creativa e una determinazione come non si è mai avuta prima. Per tale motivo occorre resistere, salvarsi e pensare nuovi progetti. Resistere alla disperazione, salvarsi in ogni maniera possibile e immaginabile perché dal governo e dal nostro ministro avremo solo parole, tante, e soldi, pochissimi e in ritardo e quindi scarsissimo aiuto. Che non si sia considerati altro che inessenziali se non addirittura superflui ormai ce l'hanno detto in tutti i modi possibili e immaginabili. Che la parola CULTURA abbondi nelle bocche di tutti e nei pensieri di quasi nessuno lo abbiamo visto. Perciò dobbiamo farcela da soli e poi cercheremo di vendicarci con le nostre opere in maniera tosta, poetica ed elegante.


Attualmente, ti stavi occupando, di qualche tuo progetto in uscita?


Avrei dovuto mettere in scena Finale di partita di Samuel Beckett. Avrei dovuto girare con il mio ultimo nato Panico ma rosa e con il Chi è di scena e per il 33esimo anno di tournée con Benvenuti in casa Gori. Inoltre dovevamo debuttare a Tor Bella Monaca con la neonata compagnia stabile del teatro con Certi di esistere, un testo che ho scritto quattro anni fa e mai messo in scena. Il debutto era previsto per il 14 di novembre e infine rimettere in scena Andy e Norman di Neil Simon che aveva debuttato nella passata stagione e che avevo diretto con protagonisti Gigi & Ros e Arianna Di Stefano, spettacolo che dopo neanche una decine di repliche era saltato a causa del Covid con il grande rammarico di chi lo interpretava con gioia e di chi lo aveva finanziato producendolo. Insomma ce n'erano di cose da fare.




Che cosa faresti non appena il covid, sara' terminato? Sia a livello personale/umano che professionale?


Riprenderò a fare quello che ho sempre fatto ma più ferocemente arrabbiato e determinato di prima. E' una grave offesa quella la nostra gente ha subito. Ma la nostra categoria così bistrattata e dimenticata saprà come risollevarsi contando certo le 'vittime' che la pandemia ha fatto, ma certamente determinati a scordarci presto del male e dei torti avuti da chi avrebbe dovuto difenderci e pronti a combattere di nuovo per le sacrosante ragioni del cuore e dello spirito, insomma per la vita. Perché il Teatro, a differenza della politica che crea morti se fatta male, produce vita anche quando è fatto male visto che alla base della sua ragion d'essere c'è sempre il desiderio e la voglia di raccontare storie. Detto questo cerchiamo comunque di farlo nel migliore dei modi possibili, d'accordo? O bravi.




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