• Angela Pensabene

Chiara Colizzi: doppiare Kate Winslet è dare voce ad un'attrice che recita con tutto il corpo

L'intervista a Chiara Colizzi, è stata come fare una nuotata nel mondo del cinema che racchiude in sé il doppiaggio, che senza una formazione teatrale, sarebbe incompleto.

Chiara Colizzi: doppiare Kate Winslet è dare voce ad un'attrice che recita con tutto il corpo

Chiara, Lei è doppiatrice e anche direttrice del doppiaggio. Quanta teatralità, recitazione e interpretazione, ci sono dietro alla Sua voce nel momento in cui si trova davanti ad un microfono?


È una cosa difficile questa da far capire ... Il doppiaggio è una specializzazione del mestiere dell’attore. E' un'attvita' che non ha niente a che vedere con il teatro e con il cinema ma, senza di essi, non si può fare doppiaggio.

Bisogna avere una base di teatro, di recitazione e di cinema. Ad oggi, come anche in passato, non basta frequentare le sale di doppiaggio: è necessaria una preparazione anche fisica, per lavorare sul corpo e diventare attori completi. Per affinare quest’arte, quasi esclusivamente dedicata alla vocalità, dobbiamo immaginarci di essere come uno strumento "invisibile": ascoltiamo, ma non vediamo le mani che si muovono sul violino o il fiato che si emette dentro uno strumento a fiato (come ad esempio, in un flauto); lo strumento suona perché ci sono una serie di azioni fisiche che, messe in atto, permettono un suono o una serie di note, se parlassimo di musica. E' vero che il tutto è legato alla vocalità (sempre, riferendosi al doppiaggio) ma dietro, c’è una reale preparazione che si avvicina alla tecnica espressiva di un attore che lavora in teatro o al cinema. Tale preparazione anche attoriale, rende la vocalita' chiaramente piu' efficace.

Chiara Colizzi: doppiare Kate Winslet è dare voce ad un'attrice che recita con tutto il corpo

Lei è la voce ricorrente di note attrici di calibro internazionale, fra cui: Kate Winslet, Nicole Kidman, Penelope Cruz, Uma Thurman ed Emily Watson. Tutte con un'interpretazione e personalità differenti che, riversano nei loro personaggi. La sua abilità di doppiatrice ovviamente consiste anche in questo ... Ce ne vorrebbe parlare? Cosa consiglierebbe ai ragazzi che vorrebbero fare di questa passione il loro lavoro?


Queste attrici appena citate, hanno tutte caratteristiche diverse e potrei parlare ore ed ore su cosa fanno e quali sono le loro peculiarità. Al momento, Nicole Kidman lavora molto sui suoni e sulla vocalità, meno sul corpo. In un’attrice, invece, come Kate Winslet - attrice da capo a piedi - che si trasforma quando recita, la voce diventa soltanto uno dei suoi mezzi per comunicare. Con la Kidman non faccio molta fatica a doppiarla, in quanto riesco ad anticipare cosa farà e dove andrà a parare ... Con Kate Winslet e' diverso: è come se la sua voce uscisse dal corpo assumendo posizioni diverse, rispetto ad un atteggiamento che assume il suo viso

Penelope Cruz è un’attrice particolare ed e' piu' complicato doppiarla perché non è sempre a fuoco la sua interpretazione. Se dovessi scattare una foto o riprodurre un disegno, ho necessita' di un’immagine chiara, nitida ... Giusto? Ogni tanto, la sua interpretazione tende ad essere sfocata, un po' vaga ...

Per quel che riguarda coloro che vorrebbero intraprendere questo mestiere, suggerisco di frequentare delle scuole di recitazione per poi, successivamente, dare maggiore spazio alla parte tecnica del doppiaggio.

Lo dico spesso da insegnante, lavorando per una scuola di doppiaggio - presso la "Voice Art Dubbing" - di Roma: la tecnica del doppiaggio è quella che spaventa di più. All'inizio, quando si entra in macchina non fa paura la strada bensi' tutte quelle cose che servono per guidare: le marce e la frizione. In realtà, è la strada che determina la difficoltà della guida e così vale anche per l'interpretazione; non è certo la tecnica che mette in difficoltà un attore, ma le intenzioni e la cifra artistica di colui o colei, che si va a doppiare.

I provini di doppiaggio sono fatti dai professionisti e non da persone che sono agli esordi. Invece, nel caso di un cast cinematografico o seriale, si va ad attingere in un vivaio di agenzie. Questo, per il doppiaggio, non esiste.

Da direttrice del doppiaggio faccio provini e, a mia volta come attrice, sono provinata (fra l'altro, anche per quelle attrici che ho già doppiato). Purtroppo, non è detto che tutti possano farlo: il doppiaggio è una specializzazione che metterà in una sala all'ombra, per cui se una persona possiede velleità più artistiche, probabilmente è meglio che indirizzi la sua carriera come "attore classico".


I Suoi genitori Pino Colizzi noto attore e doppiatore e Manuela Andrei, hanno anche lavorato al cinema. Lei ha mai pensato di fare l’attrice sul grande schermo?


Una volta, a questa domanda diedi una risposta che mi piacque molto ma che non ricordo poi cosi' bene. Se riesco, gliela dico. Inizialmente, ero molto timida e mi vergognavo perché, forse troppo legata - come molti adolescenti - alle immagini che il mondo ci propone quotidianamente. Detto questo, non mi andava di essere vista con occhi estranei e con un occhio di una telecamera che, in qualche modo, mi avrebbe etichettata .

Se mi fossi dedicata al cinema, ovviamente mi avrebbero vista per quella che ero e me ne sarei vergognata. C'e' stata anche una fase in cui il doppiaggio mi stava dando tante soddisfazioni: mi avvicinavo ad attrici di calibro importante e questo appagava completamente qualsiasi altro desiderio.

Adesso, credo di avere qualche rimpianto: soprattutto quello di non aver immediatamente tolto la vergogna buttandomi e mettendomi alla prova!

Ritengo che anche per questo ci sia una risposta: forse non avevo il fuoco, non avevo quella passione. Nel doppiaggio si è attori ma non si compare, mettendo da parte quegli aspetti che un attore ha, ovvero l’egocentrismo e la vanità. Adesso che non ho più paura di essere identificata, forse potrei pure farlo e lo farei con una libertà diversa. Ho un aneddoto in merito: una volta, ricordo che andai a fare un provino da Pupi Avati, mi disse: "Non saprei proprio come collocarti, perché tu non sei né brutta né bella. Sei una via di mezzo. Non sei la bellissima del cinema ma neppure la brutta con carattere. Quella via di mezzo, poteva essere un qualcosa che "sarebbe stato", solo se avessi avuto quella forza, che invece non ho avuto.

Chiara Colizzi: doppiare Kate Winslet è dare voce ad un'attrice che recita con tutto il corpo

Come ha vissuto da persona e artista questa situazione di pandemia che stiamo vivendo?


Sinceramente, sono un po’ in attesa per capire quale direzione prenderà il mondo in generale ed il nostro in particolare. Da una parte, mi fa paura ciò che stiamo vedendo, ci troviamo in un mondo che si nutre, in modo bulimico, di tutto. Di quel tutto, troppo poco ci rimane addosso. Per la nostra categoria si è investito tanto: dando spazio all’arte, ai musicisti e a tutte le persone che lavorano in teatro. Sono addolorata per la situazione che si è creata. La crisi non è dovuta al Covid perche' questo virus ha solo scoperchiato quelli che sono i valori che gli uomini hanno, quali sono le priorità e le reali necessità.

Adesso, in questa situazione, e' il settore della ristorazione che grida piu' forte.

Sono coloro che, durante la vita normale, erano sempre - piu' o meno - pieni.

Purtroppo, i teatri sono vuoti da anni e il cinema era già in crisi, circa la qualità dei nostri prodotti.

Un tempo, c’era un cartone animato l’anno, adesso invece, non si sta dietro a niente.

L’offerta è talmente alta che ci angoscia.

Nel doppiaggio, per esempio, Le posso che dire che avvengono esempi del genere: un attore di colore, dovrebbe essere doppiato da un altro di colore, oppure un attore gay doppiato a sua volta, da un altro attore gay.

Per cui, parlando del mio settore, si stanno passando dei messaggi assurdi: questa non è accettazione della diversità ma è l’esatto contrario. E' un etichettare, un abuso di potere che non esiste. E' vero che il colore nero è diverso dal bianco, ma è proprio per questo che è più bello, o comunque bellissimi entrambi, in un modo diverso. C'e' una confusione morale dove mancano i valori di riferimento ed è difficile sentirsi liberi. Difatti, non mi sento affatto libera in questo caos.


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