• Sara Morandi

Come leggere e promuovere il teatro | Editoriale a cura di Mario Mattia Giorgetti

L'obiettivo di chi si occupa di editoria teatrale è, ovviamente, quello di far leggere l'opera teatrale che pubblica. O almeno spera che sia letta. Ma oggi ci dobbiamo domandare: ci sono lettori che leggono la drammaturgia?

Come leggere e promuovere il teatro | Editoriale a cura di Mario Mattia Giorgetti

Questa domanda fu sollevata anni fa presso l'Ente Teatrale Italiano, cioè l'ETI, in una tavola rotonda dove furono chiamati al dibattito i grandi Editori, quali Mondadori, Garzanti, Einaudi, Feltrinelli. I dati che emersero furono allarmanti.


Ogni editore testimoniò che titoli di teatro di autori già affermati e inseriti in collane di prestigio non superavano la vendita media di 500 copie annue. Ciò dimostrò che non c'erano lettori sufficienti per restare sul mercato. Se questi editori mantenevano in vita le collane era solo per l'immagine dell'azienda .


Allora, fu dimostrato che le riviste specializzate in drammaturgia assolvevano un compito superiore rispetto agli editori di prestigio.


Infatti, "Sipario", nel corso dei 75 anni di storia, ha all'attivo migliaia di opere teatrali pubblicate, ma ciò non significa che siano state lette, poiché i testi sono ancorati ad altri motivi, quali recensioni, approfondimenti, inchieste, interviste; insomma, servizi giornalistici.


Personalmente sostengo che anche gli addetti ai lavori non leggono i testi, o almeno sono veramente pochi. Se non leggono loro come possiamo pensare che la drammaturgia sia letta da normali persone come si può leggere un romanzo, un testo letterario? Cosa bisogna fare allora perché la drammaturgia torni a essere letta? Partiamo da una esperienza personale per poi enunciare alcune iniziative strategiche che suggeriamo.


Ho scoperto la lettura del teatro quando, giovanissimo, il nome di certi autori mi veniva insistentemente posto davanti o dal caso, come di libri scoperti nello scaffale del nonno, dei genitori, o perché nelle terze pagine dei quotidiani potevo incontrare articoli su autori che diventava gioco forza andare a leggere.


Ma questo tipo di servizio culturale è scomparso, come è scomparso un certo modo di far critica. Oggi, leggere le critiche non fa venir voglia di andare in libreria a cercare quel testo o altri testi dell'autore citato.

Come editori di teatro ci siamo posti quali strategie mettere in atto per invogliare alla lettura? Perché poi è da lì che può nascere la passione per gli spettacoli di teatro.


Elenchiamo alcuni punti che secondo noi, occorre mettere in atto:


1) inserire nei programmi scolastici letture collettive di teatro classico e contemporaneo, le quali possono avere più funzioni: correzione della dizione, conoscere il valore della voce, socializzazione tra gli studenti, conoscenza della lingua del dialogo secondo i personaggi in gioco, conoscenza dei temi che gli autori propongono.


2) Istituire dei concorsi di scrittura scenica, finalizzata alla pubblicazione e al confronto con altre scuole in modo da sollecitare un dibattito o, per lo meno, un lavoro costruttivo.


3) Premiare queste iniziative sia con riconoscimenti, sia con un coinvolgimento dei mezzi di comunicazione, come carta stampata, internet, blog, Facebook, Forum ecc.


4) Invitare i giovani studenti a scrivere sul teatro, sugli eventi creativi tutti, e dare loro visibilità sui media perché altri studenti siano sensibilizzati ad emulare gli altri.


5) Invitare gli Organismi pubblici e privati, con finanziamenti di Stato, a organizzare cicli di letture con attori professionisti a ingresso libero, seguito poi da un dibattito. A questo proposito, cito una esperienza vissuta New York nei quattro anni in cui ho diretto il festival del teatro italiano. Gli impresari, prima di allestire uno testo di un nuovo drammaturgo, lo sottoponevano ad una serie di letture pubbliche con attori professionisti di chiara fama, negli spazi off-off di Broadway con dibattito dei presenti che poteva determinare la decisione del produttore. Anche se il progetto non arrivava in palcoscenico, comunque, dava la possibilità all'autore di fare una verifica della sua opera col pubblico; e, ricordo, che il produttore metteva a disposizione dell'autore un drammaturgo di provata esperienza, chiamato "il medico", che suggeriva soluzioni drammaturghe da inserire o tese a modificare.In Italia mai vista una cosa del genere.


6) Noi, da tempo, insistiamo che nella normativa che disciplina i finanziamenti dei teatri stabili sia inserita la scrittura di un drammaturgo che stia a contatto con gli attori durante le prove degli gli allestimenti in programma e che sia invitato a scrivere. Parole al vento. Chiusa parentesi. Torniamo ai punti.


7) Istituire centri di lettura nei comuni più importanti sostenuti o da sponsor o dall'Ente locale preposto alla cultura. Ricordo con piacere, molti anni fa al Centro Pirelli di allora, di aver partecipato a letture organizzate da una compagnia chiamata i Rabdomanti. Adesso non so se esiste ancora e se esiste non se ne parla. Mi sembrò una bella iniziativa.


8) Su questi punti elencati, noi di Sipario insieme alla Fondazione Teatro Carlo Terron, con attori della Compagnia di Lettura la Contemporanea proponiamo incontri e letture in diverse città. Proponiamo pubblicazioni sul nostro Portale www.sipario.it Sipario/Bis testi italiani traducibili in diverse lingue a richiesta dell'autore da condividere con le riviste straniere similari a Sipario.


9) Concludendo, se non arriviamo a formulare una Legge sul Teatro, sempre auspicata ma mai affrontata, che cambi strutturalmente le modalità attuali che disciplinano le produzioni e la promozione del teatro, resteremo sempre al punto di partenza. O, tutt'al più, si fanno piccoli passi. Che in mancanza di meglio ben vengano.

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