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Covid, parla Marco: “Nessuno è invincibile” | INTERVISTA

Marco, 22 anni, studente universitario di Palermo ci racconta la sua esperienza – dello scorso Marzo – quando è stato affetto da Covid-19.

Il giovane ha deciso di rilasciarmi questa intervista, in quanto crede che “sia giusto raccontare la propria esperienza in modo da sensibilizzare gli altri, riguardo la potenziale pericolosità della malattia, ma allo stesso tempo infondere anche ottimismo, in quanto da questo virus si può guarire. Ringrazio la giornalista Sara Morandi che mi ha contattato per darmi questa possibilità”.

INTERVISTA A MARCO

Caro Marco, come ti sei accorto di aver preso il Covid? Sei mai riuscito a capire da chi sei stato contagiato?

Una sera, esattamente l'11 marzo dopo 10 minuti di corsa sul tapis roulant a casa mia, mi sentivo un po’ debole, niente di che ... Ho fatto subito una doccia e sono andato a letto. La mattina mi sono svegliato con 37.5 di temperatura e così per i 3 giorni successivi. In realtà però, i mi ero già isolato dai miei familiari già il 10 marzo, in quanto un mio amico che gioca a calcio con me, era risultato positivo al coronavirus. Il giorno 07 Marzo ero andato a quello che poi sarebbe stato l'ultimo allenamento prima del lockdown proprio in macchina con lui che, una settimana prima, aveva avuto contatti con una persona proveniente dal nord Italia, risultata positiva anche essa.

Sono sicuro quindi di essere stato contagiato da lui. Saperlo presto, mi ha permesso di isolarmi dai miei familiari ed evitare di contagiare anche loro. Per fortuna, a livello di sintomi, oltre quei pochi giorni di “febbricola” a 37.5 non ho avuto altro: mai tosse, mai mancanza di gusto e olfatto, mai problemi intestinali, mai dolori al petto, affanno o mancanza di respiro, saturazione sempre perfetta. Dopo 4 giorni, fisicamente stavo bene, senza bisogno di assumere nessun farmaco, quindi sono stato un caso quasi asintomatico.

Prima di ammalarti, eri attento alle norme sanitarie (distanza, mascherine e lavaggio delle mani) oppure le seguivi ma poca prudenza?

Prima di ammalarmi ancora non avevo ben realizzato la gravità della situazione, portavo già l'igienizzante sempre con me e tenevo le mani pulite, avevamo già ordinato le mascherine, dato che non le si trovavano da nessuna parte, ma ancora non erano arrivate, quindi a casa non ne avevamo neanche una. Stavo già attento a non avere un giro troppo ampio di frequentazioni, vedevo solo i miei amici più stretti, non andavo nei posti affollati, ma nella mia città ancora si respirava un'aria di normalità; ufficialmente ancora il virus non circolava, quindi la gente era abbastanza rilassata. In ogni caso, come ho già detto, il contagio è arrivato da una persona che frequentavo e frequento anche ora quotidianamente.

Attualmente, conduci una vita normale o senti che dopo il Covid, qualcosa sia cambiato?

Fisicamente sto bene, esattamente come prima, non noto nessuna differenza. Non ho nessun tipo di strascichi, ho ripreso a praticare il mio sport agli stessi livelli di prima. Purtroppo so di persone, anche giovani e sane che presentano strascichi anche per mesi, non so a cosa sia dovuto questo. Per fortuna non ho mai avuto di questi problemi, già prima di tornare negativo, avevo ricominciato ad allenarmi nella mia camera e non avvertivo nessun problema. Sulle abitudini diciamo che il periodo che stiamo attraversando non lascia molto la possibilità di condurre una vita normale senza rischiare, si deve sempre mantenere alta l'attenzione soprattutto nella vita sociale, ma anche nelle semplici azioni quotidiane come andare a fare la spesa. Si deve andare a fare la spesa indossando correttamente la mascherina (quindi non tenendola sotto il naso come fanno alcuni) e le mani pulite. Prima di entrare in casa lascio le scarpe fuori dalla porta, i vestiti li metto subito in lavatrice e vado in bagno a lavare le mani. Inoltre ho preso l'abitudine di non usare l'ascensore per salire a casa, preferisco fare 6 piani a piedi. Cerco di mantenere la distanza di sicurezza da tutti, mi rilasso un po’ (ma sempre nei limiti) solo con le persone che so che rispettano le regole e conducono il mio stesso tipo di vita. Faccio comunque riferimento a un numero di persone che si conta sulle dita di una mano. In ogni caso preferisco frequentare solo luoghi aperti, indipendentemente da con chi sono. Quindi in conclusione posso dire sicuramente che la vita sociale l'ho limitata parecchio, ma fisicamente non mi porto dietro alcun problema, per fortuna, sono lo stesso di prima.

Essendo un ragazzo giovane, cosa senti di dire ai tuoi coetanei o ai giovanissimi, rispetto a questa malattia?

Il giro dei miei coetanei che frequento e con cui mi sono confrontato e scambiato opinioni su questa malattia è molto responsabile e scrupoloso. Tuttavia so che non tutta la gente tende a rispettare le regole e magari preferisce ignorare il problema. Quindi in generale, ai giovanissimi chiedo di rispettare le regole, non per paura di prendere una multa, ma per tutelare la salute della gente che gli sta intorno e anche la loro. Nessuno è invincibile e nessuno è immune alla malattia. Io sono stato fortunato, ma il virus è capace di non guardare in faccia nessuno. Consiglio di evitare assembramenti, anche giocate a carte in casa, aperitivi e cene con troppe persone, compleanni e anche pranzi della domenica con parenti. Non vi si sta chiedendo di stare chiusi in casa e non vedere nessuno, ma solo di vivere con prudenza, frequentate solo una cerchia ristretta di persone fidata, possibilmente all'aperto e sensibilizzate i vostri amici e genitori a fare lo stesso. Se mostrate qualche sintomo state in casa e avvisate chi è stato con voi i giorni immediatamente precedenti. Mettete le mascherine nei luoghi chiusi o nei luoghi in cui non è possibile distanziarsi dalla gente, tenete le mani pulite. Da questo virus si può guarire e si può tornare a condurre una vita normale anche dopo averlo contratto, però non si può sapere anzitempo come potrebbe reagire l'organismo di ognuno di noi, quindi non va sottovalutato. Invito, inoltre, a stare più attenti alla salute in generale, quindi a seguire un'alimentazione equilibrata, riposare il giusto ed eliminare le cattive abitudini come l'alcool e le sigarette e iniziare a praticare attività fisica. Condurre una vita sana sicuramente aiuta a vincere meglio sul virus, nel mio caso molto probabilmente è stato così. Non voglio ovviamente essere frainteso, non intendo dire che tutti coloro che presentano problemi post malattia non conducessero una vita sana, ma sicuramente condurla è una marcia in più.

Anch’io mi sono ridimensionato. Per esempio, tendevo dopo allenamenti intensi a non riposare mai, a volte capitava di allenarmi e giocare a calcio con la febbre. Ora ho capito che con la salute non si deve giocare, se si sta poco bene si deve solo stare a casa e riposare, sia per noi stessi sia per le persone con cui entriamo a contatto. Questo a prescindere dal coronavirus. Detto ciò, nessun allarmismo, contrarre il virus non è una condanna a morte, nessuna vita di clausura, si devono solo seguire semplici regole. Più persone seguono queste norme, prima ne usciremo.


Foto di Ketut Subiyanto da Pexels

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