• Sara Morandi

Emmelina De Feo: “Avrei voluto dire a David di scappare dalla Torre. Vorrei un altro Natale con lui”

Aggiornato il: 24 dic 2020

Emmelina De Feo, e’ la sorella di David, una vittima dell’attentato dell’11 settembre 2001. Il corpo di David non e’ stato mai ritrovato: aveva solo 36 anni e ancora una vita davanti a se’. Un’intervista toccante ed emozionante, quella ad Emmelina che ogni anno in occasione della commemorazione, si reca con suo marito e le sue figlie al World Trade Center. Ringrazio ancora di cuore Emmelina per la sua disponibilita': parlare di questo dolore, e' un "dolore che non ha mai fine".

INTERVISTA AD EMMELINA DE FEO


Per te e la tua famiglia, l'11 Settembre 2001 non è mai finito perchè hai perso tuo fratello in questo terribile attentato. Puoi dirci chi era David?


Era un ragazzo gioviale che amava scherzare tanto. Adorava l’inverno. Era un giocherellone che amava farci ridere… quanti scherzetti ci aveva fatto negli anni, sin da piccoli. Ogni volta che entrava in una stanza il suo sorriso illuminava ogni cosa. Era orgoglioso delle sue origini; è cresciuto parlando italiano, come ogni membro della nostra famiglia. Aveva 11 anni più di me e io l’ho conosciuto crescendo. Era, per me, quasi come un secondo papà. Era una persona solare, estremamente intelligente, con un grandissimo cuore. Era sempre presente, per chiunque. A 18 anni, nei primi anni ‘80, si arruolò nell’Esercito USA, e per quattro anni ha prestato servizio nel Battaglione d’Intelligence Militare come intercettore di comunicazioni crittografiche. Gli Stati Uniti erano ancora in piena Guerra Fredda con l’URSS, e lui era stazionato in Polonia. Finì il suo servizio nel 1986, con il titolo di sergente di Intelligence Militare. Mi ricordo quando, mesi dopo gli attacchi alle Torri, tenemmo una messa commemorativa per lui, perché nessuna parte del suo corpo era mai stata trovata, c’erano persone che vennero da ogni angolo degli Stati Uniti e del mondo, oltre ai parenti – persone con cui era andato a scuola, dalle elementari a Corona (nel Queens) ai suoi compagni di classe delle medie e del liceo, gli amici dell’università, i ragazzi con cui aveva servito nell’Esercito. La chiesa era talmente gremita di persone che non c’era posto a sedere, e molte persone rimasero in piedi durante la messa – mi ricordo come un muro di persone in piedi. Ecco chi era mio fratello: una persona molto, molto amata.




Da come credo di aver capito, il corpo di David non è stato mai ritrovato, quindi per ricordarlo, oltre ad averlo sempre nel cuore, vi recate nella zona del World Trade Center in occasione dell'anniversario dell'11 settembre o anche durante l'anno?


Il corpo di mio fratello infatti non è stato mai ritrovato. Durante l’anno, evitiamo la zona perchè il dolore è ancora troppo forte e a vedere la gente che si fa i selfie dove sono morte migliaia di persone in un modo così orribile e angosciante, per me è troppo doloroso. Capisco che la zona è un punto turistico e anche per i newyorkesi stessi è diventato un punto di riferimento per passare la giornata o la serata fuori, proprio come lo era 19 anni fa. Io capisco che tanto tempo è passato, ma per me è come fosse ieri. Se ci devo andare per motivi di lavoro oppure perchè sono stata invitata in zona per un pranzo o una cena, ci vado, ma non ci vado di mia iniziativa giusto per andarci. È ancora troppo doloroso per me cosi come per mia mamma. Lei alla cerimonia non ci partecipa più di persona, ma la segue in tivù. Io invece partecipo ogni anno insieme a mio marito e le nostre bimbe perchè è importante per noi che loro sentino quell’anniversario importante per la nostra famiglia. Il giorno dell’anniversario è l’unico giorno in cui la zona è completamente chiusa ai turisti e al pubblico in generale. Posso piangere quanto voglio e non c’è confusione oppure distrazioni perchè tutti noi siamo lì a ricordare il proprio caro.

C'e' qualcosa che avresti voluto dire a David o fare con lui, che purtroppo, non sei riuscita a fare? O se lui aveva un sogno nel cassetto.


Avrei voluto avere la prontezza di urlargli di scappare via dalla Torre quando gli lasciai quel messaggio in segreteria dopo lo schianto del primo aereo. Avrei voluto dirgli ancora una volta che gli volevo tanto bene, di abbracciarlo ancora una volta, avere un altro Natale insieme. Mi dispiace che non ha mai potuto sapere cosa significava diventare Papa', e mi dispiace che le mie bimbe stanno crescendo senza il loro zio, senza i cuginetti. Mi mancano tanto le feste con lui. Un sogno nel cassetto? Sicuramente tanti, ma di uno mi ricordo ancora: nostro papà (che purtroppo non c’è più) era nato e cresciuto in un paese del Cilento, e David, insieme a me e nostro fratello, avevamo deciso che un giorno avremo costruito una casa su un pezzo di terreno che apparteneva a nostro padre, per trascorrere insieme le feste di Natale, le vacanze estive o per poter radunarci con i nostri figli. Io ed i miei fratelli siamo stati sempre molto legati all’Italia, e al paese d’origine dei nostri genitori. Nostra mamma è nata nel paesino attaccato a quello di nostro padre. Lì, in paese, abbiamo zii e cugini, tornavamo anche spesso negli anni, soprattutto io che ho vissuto per un decade a Firenze. Ci sarebbe piaciuto poter aver realizzato questa cosa, ma con la scomparsa di David, è finito tutto lì. A 36 anni, hai magari anche parecchi sogni nel cassetto, hai ancora tutta la vita davanti a te …



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