• Angela Pensabene

Federico Moccia: “Vi svelo il segreto delle donne” | INTERVISTA

Dal primo grande successo, conclamato sia dal pubblico che dalla critica, con il romano Tre metri sopra al cielo, Federico Moccia si è fatto conoscere in tutto il Mondo, come l'autore sensibile, coinvolgente e indagatore dell'animo umano e delle sue dinamiche.

Riuscendo, nel contempo, a portar fuori temi delicati come l'amore e i rapporti interpersonali.


Con il suo nuovo romanzo, "Semplicemente Amami", che rappresenta la continuità con il libro L'uomo che non voleva amare, assistiamo ad una vibrante sinfonia di sentimenti tra un amore coniugale e il desiderio di un amore intimo e passionale.

In questa intervista, Federico Moccia, si racconta con grande disponibilità ai lettori.


Nel suo recente romanzo, Semplicemente amami, Sofia sembrerebbe la protagonista combattuta tra l'amore "doveroso" per l'uomo che ha sposato e l'amore viscerale per l'uomo che la desidera. Qual è il monito o il messaggio che lei ha voluto affidare alla sua protagonista?

“Semplicemente amami” è il seguito di un libro che mi ha dato una grande soddisfazione, “L’uomo che non voleva amare”.

È la storia di una pianista, Sofia, che ha un grande senso di colpa. È sposata e ad un certo punto della sua vita incontra un uomo completamente diverso da tutti quelli che aveva conosciuto, soprattutto da suo marito Andrea. Lui si chiama Tancredi, è un uomo ricchissimo. Si conoscono per caso in una chiesa durante un giorno di pioggia. Lui sta cercando riparo durante una corsa, è in pantaloncini e maglietta, entra e la vede lì. Addirittura Sofia in un primo momento teme che lui possa rubarle la borsa. Però capisce subito che quell’uomo in qualche modo la sta travolgendo. I suoi occhi, il suo sguardo, il suo modo di fare la rapiscono, come non le era mai capitato prima nella vita. Ma anche Tancredi ha un grandissimo senso di colpa alle spalle, è colpevole di non essere stato vicino a una persona amata per un impegno stupido e quella persona che gli aveva chiesto aiuto poi si è tolta la vita.

Questo sequel racconta come queste due persone, così diverse, ma legate da qualcosa di incredibile, stiano cercando una soluzione di felicità uno lontano dall’altra, convinti di poterla trovare solo restando lontani. Ma in amore nulla è mai come si programma ed entrambi verranno travolti da sorprese e cambi di rotta.

Sofia si lascia trasformare dalla bellezza della vita. Non è perfetta, non si è mai dichiarata tale e non le interessa esserlo. Anche se altri la vedono come indistruttibile e integerrima, Sofia sa benissimo di non esserlo e soprattutto non recita alcuna parte, se non quella della guerriera che non può arrendersi mai anche quando non ce la fa. Ha un suo codice etico e a volte ne resta vittima, ma non è ipocrita. Sofia non mente agli altri, semmai a se stessa, quando non vuole ammettere che i suo cuore spinge in direzione opposta alla volontà. Come moglie cerca di essere una compagna presente, leale e rispettosa senza però dimenticare mai la sua autonomia e indipendenza. Sa essere generosa (mette da parte la sua carriera quando Andrea ha l’incidente, per aiutarlo), senza diventare lo zerbino di nessuno. A volte rinnega se stessa, ma ha forza sufficiente per rimediare. È che a volte se ne dimentica e spetta a me come autore ricordarglielo.

La difficoltà è che Sofia è una donna molto educata, una ragazza che in qualche modo ha sentito l’importanza di alcuni valori che hanno per assurdo soffocato quella che sarebbe stata una naturale ribellione. Ho sempre immaginato come deve essere la vita di quei ragazzi che fin da giovanissimi, per “colpa“ di un talento che hanno, si ritrovano a vivere travolti dagli avvenimenti. A loro manca magari quella normalità, il periodo leggero, stupido, divertente dell’adolescenza, dove puoi sbagliare e vieni ripreso, hai dei compiti per la scuola ma non certo impegni, doveri e responsabilità da adulto. Ciò che invece Sofia si trova vivere fin da giovanissima. È per questo che a un punto della sua vita improvvisamente lei capisce che vuole tornare proprietaria della sua esistenza, vuole avere tutto quello che in realtà non è riuscita a vivere, vuole essere felice nel modo più semplice, conoscendo e vivendo l’amore. La storia di questo personaggio, la sua evoluzione, ci mostrano che quello che conta davvero è non dimenticare chi si è davvero nel profondo, anche a costo di rivoluzionare la vita per come la conosciamo. Altrimenti sarà la vita stessa prima o poi a ricordarcelo e non è detto che sarà semplice affrontarlo e gestirlo.

Sapendo descrivere con dovizia l'universo femminile, lei cosa pensa che vogliono realmente le donne oggi?

Le donne oggi vogliono avere ciò che è naturale, giusto, doveroso che sia, senza se e senza ma: ovvero, la possibilità concreta di esprimere e vivere pienamente tutto il loro mondo interiore nelle varie fasi della sua evoluzione di vita, le diverse sfaccettature, esigenze, sogni, gli obiettivi e ogni modalità di espressione e realizzazione della loro essenza. Dato che stiamo parlando del romanzo e di Sofia, Sofia è una donna di oggi, ma ha anche vari limiti che si è autoimposta e che solo con il tempo riesce a scardinare, realizzando se stessa. Non è e non vuole essere un modello di riferimento e nemmeno rappresentativa di tutto l’universo femminile, che non può e non deve mai essere etichettato e classificato in alcun modo. Ma, come accade per ogni storia, la sua vicenda insegna comunque qualcosa, è un punto di vista tra i tanti possibili.

Sofia fin da giovanissima rinunciava ad andare a fare il bagno nella sua bellissima spiaggia vicino Ispica, in Sicilia, con gli amici perché doveva studiare e migliorare le sue capacità al pianoforte. E quando ti abitui fin da giovane ad avere un senso così alto del dovere e della responsabilità, lo applichi a tutte le altre cose, finché però in un certo momento tutto si rompe. Mi è piaciuto quindi tratteggiare una donna che, malgrado quello che desidera nella vita e cioè un uomo, una famiglia, un figlio, sa però guardarsi bene dentro e capire quali sono stati gli errori delle sue scelte. Sofia si mette in discussione, vede i suoi genitori per quello che davvero sono, capisce in cosa lei non vuole somigliare loro, indaga dentro di sé. Io credo che a volte le persone, non importa se uomini o donne, accade a tutti, si rappresentano in maniera diversa da quello che sono e provano, danno un’immagine che è quella più utile alla situazione del momento, quella più necessaria per la nostra società, ma che non è quella vera. E a volte non riescono ad essere sinceri neanche con i loro migliori amici. I miei protagonisti invece a un certo punto hanno questo coraggio. Ed è lo stesso coraggio che voglio sempre vedere nelle scelte delle persone, uomini o donne che siano.


Per Federico Moccia, l'amore, il grande dilemma di filosofi e poeti, cos'è?

L'amore è stato e sarà sempre il desiderio principale dell'uomo, il motore del mondo. Lo cerchiamo, lo viviamo, lo rimpiangiamo, ci incuriosisce, ci tormenta e ci fa sentire vivi. Amo l'energia che sa creare, come ci trasforma. Non siamo nati per essere soli, per chiuderci a riccio, per rifiutare gli altri.

L'amore è sorriso. Anche quando si piange. E il sorriso è un valore: non significa solo incurvare le labbra verso l'alto, ma averlo dentro. Un sorriso nato dalla capacità di vivere serenamente la vita, senza invidie. L'amore poi è figlio dei tempi in cui vive e rispecchia la società. Oggi ci sentiamo tutti un po' "mono", poco inclini a cercare compromessi per costruire insieme, pronti a rinunciare subito alla prima difficoltà. Incertezze, dubbi, paura di riuscire a sostenere in tutti i sensi il futuro e a volte di perdere la propria libertà. Ma al di là delle epoche un rapporto funziona quando non si confonde la quotidianità con l'abitudine e la noia, quando si riesce a considerare ogni nuovo giorno insieme a chi amiamo una sorpresa, una possibilità.

L'amore con il tempo si trasforma, ma non peggiora. Secondo molti invece finita la passione iniziale, quella che ti prende fino in fondo, tutto si appiattisce. E non è vero. Non si deve smettere mai di fare l'amore con la vita. Ecco il segreto, secondo me.

Poi sono padre ed essere genitori cambia ogni prospettiva. Mette di fronte alla responsabilità di una vita che cresce e insieme cresci anche tu. Cerchi di trasmettere ai figli regole e strumenti per poter vivere al meglio la vita. Prima di tutto il rispetto, riconoscerlo agli altri e saperlo meritare per se stessi. Rispettare qualcuno significa ascoltarlo anche quando non siamo d'accordo con lui. Esistono milioni di punti di vista ed esperienze al mondo, storie, opinioni. Non possiamo pensare di trovare le fotocopie di noi stessi, non avrebbe senso. Confrontarsi con educazione e rispetto vuol dire crescere.

Un altro grande valore è che siamo circondati dalla bellezza, dal valore, dall'amore, ogni giorno in ogni attimo e luogo, basta solo essere abbastanza umili da riconoscerli. Infine il senso di responsabilità: siamo liberi di agire come vogliamo, anche di sbattere la testa contro un muro, basta essere consapevoli delle conseguenze. Solo così possiamo dire di vivere davvero, di essere finalmente adulti. Spero di aiutare i miei figli e dare loro il bagaglio necessario per affrontare la vita senza subirla ma alla pari, pronti ad ammirarla e a viverla fino in fondo. A non evitare le responsabilità, a non far finta che il dolore non esista, a non aver paura della felicità. Mi auguro che sappiano sempre riconoscere un errore e, soprattutto, riuscire a rimediarlo. Che non abbiano la presunzione di non saper chiedere scusa e che abbiano la forza di dire "No" quando sentono che è necessario. Che non vadano dietro alla corrente solo per essere accettati e che non tradiscano se stessi. E che ricordino sempre che in ogni momento della vita potranno sempre cambiare idea spiegando agli altri il perché.




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