• Sara Morandi

Filippo Papini: “Un libro per omaggiare Firenze e il suo vernacolo | INTERVISTA

“All’ombra del brindellone” scritto da Filippo Papini, rievoca i ricordi, omaggiando la citta’ di Firenze, la sua bellezza e la sua lingua. Un testo per tutti, anche per i piu’ giovani che potranno fare un viaggio nel mondo dei loro genitori, scoprendo anche i termini del vernacolo fiorentino.

INTERVISTA A FILIPPO PAPINI

Ciao Filippo, grazie per la tua disponibilità. Come mai questo titolo? "All'ombra del brindellone"?


Cercavo un simbolo, un'icona fiorentina, che avesse anche una sua valenza nel vernacolo e l'immagine del Brindellone mi è subito apparsa chiara. Da ragazzino me lo avranno detto mille volte: - vien via brindellone, pesticcia meno e datti da fare! -. Inoltre dovrebbe dare subito l'idea di appartenenza alla città dato che questo carro, così particolare, esiste solo da noi!




Puoi dirci qualcosa della storia? Quanta "fiorentinità" troviamo nel tuo romanzo?


La storia parte dalla famosa eclisse del '61 ed arriva allo sbarco sulla Luna del '69. Un piccolo diario di formazione che vede crescere questo ragazzino fra i piccoli fatti della vita di quartiere, fra sport, scuola, famiglia e ragazzate varie, e i grandi fatti mondiali accaduti nel periodo. Una miscela di sollecitazioni che hanno modellato un'intera generazione compreso naturalmente il sottoscritto. Ho infine cercato di mantenere fede ad una promessa che mi ero fatto, quella cioè di rendere omaggio alla città e al suo linguaggio. E per quest'ultimo intento ho lasciato tutti i dialoghi in vernacolo, cercando di mantenere quel sarcasmo e quell'ironia che ci contraddistingue.




Perché dovremmo leggere il tuo libro?


Il libro è un nostalgico tutto nel passato, per questo lo vedo bene per chi ha superato almeno la cinquantina. Pensato principalmente per i fiorentini e per i toscani in genere ma, con l'aiuto delle note, può essere letto anche da chi non è della nostra regione. Per i giovani, invece, potrebbe essere un modo per capire meglio il mondo dei loro genitori e, soprattutto, per non perdere l'uso di tanti termini in vernacolo che, ormai, sono sull'orlo

dell'oblio.


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