GIANMARCO CARROCCIA: DALLA SCUOLA DI MOGOL AI MIEI CONCERTI/RACCONTO NEI TEATRI | Intervista

Aggiornamento: 1 nov

In occasione del suo Concerto il prossimo 28 ottobre a Firenze, al Tuscany Hall dal titolo Emozioni viaggio fra le canzoni di Battisti e Mogol, ho fatto una chiacchierata con il giovane ma abile e determinato artista Gianmarco Carroccia.


Lo spettacolo nasce per dare ulteriore valore e per far conoscere la prospettiva inedita di due fra i più grandi artisti della musica italiana, Battisti e Mogol, mettendo in luce le sfumature che si nascondono dietro alle tante canzoni che i due artisti hanno creato nel corso della loro collaborazione.

Gianmarco è un cantautore che sin da piccolo si è appassionato della musica di artisti che fecero e continuano a fare la storia della musica italiana, come Celentano, Zucchero ma soprattutto Lucio Battisti.

Proprio di Lucio Battisti, risulta il più promettente e migliore interprete; negli anni ha frequentato con profitto il CET, cioè il Centro Europeo di Toscolano, la scuola del Maestro Mogol.

GIANMARCO CARROCCIA: DALLA SCUOLA DI MOGOL AI MIEI CONCERTI/RACCONTO NEI TEATRI | Intervista

Ciao Gianmarco, sin da piccolo ti sei appassionato di artisti come Celentano, ma soprattutto di Battisti. Oggi sei un cantautore, ma in cosa ti sei sentito affine proprio con Lucio Battisti?


La prima canzone che ho ascoltato era un brano di Celentano, poi mi fecero ascoltare dei pezzi di Zucchero dell’album Blues, e per caso quando avevo 4 anni ascoltai la prima canzone di Battisti dal mangianastri della nostra macchina e ho scoperto tutto quel mondo.

La cosa che mi ha fatto sentire affine, penso sia la sua sensibilità. Diciamo che anni dopo scoprii che le sue canzoni non erano al 100% frutto della sua creatività, dietro c’era Mogol che ha scritto dei testi. Ma sicuramente è la sensibilità che c’era nelle canzoni che ho sempre sentito molto vicino, come quell’assoluta semplicità nell’esprimere certi concetti che sono però molto intensi e profondi.


Nel 2016, hai pubblicato un singolo dal titolo Crudeltà d’amore, cosa c’è dietro a questo titolo così duro?


Questa è una canzone di cui ho scritto solo la melodia, il testo è stato scritto da Maurizio Bernacchia, che è tra l’altro docente del Centro del Maestro Mogol, questa è stata la prima esperienza a cui ho affidato il testo a qualcun altro. È una canzone che ci fa vedere il lato più duro della fine di un amore e penso che sia stato questo quello che lui voleva intendere. Quando ci si lascia, bisogna essere anche un poco cinici per porre fine ad una storia che ti ha fatto soffrire per non ricaderci dentro. Penso che, forse è ciò che si sia voluto intendere con questo titolo e testo.

Sicuramente è stata una bella collaborazione, anche a livello di arrangiamento ed è stato un brano un po' fuori dagli schemi, rispetto a quelli che avevo scritto fino ad allora.


Tra i brani che hai scritto, a quale sei più legato, se c’è, e perché?


Sì, c’è un brano molto bello che ho scritto qualche anno fa e che adesso sarà ripubblicato, di cui è stato realizzato un videoclip, Non mi spavento di tanto amare, che parla dell’amore e ha un messaggio anche bello, visto il periodo che stiamo vivendo in cui si ha paura dell’amore quando invece è un sentimento bello, perché anche se ci può essere un rifiuto o non essere corrisposti, l’amore rimane sempre qualcosa che fa parte della nostra vita e vale la pena rischiare.


Il 28 sarai a Firenze, al Tuscany Hall per il tuo tour Emozioni, ci vorresti anticipare qualcosa ?


Sicuramente è uno dei primi Teatri che faccio senza la presenza del Maestro Mogol ed è una cosa molto importante, sapere che ci sarà un pubblico pagante e sapere che verrà ad ascoltarti è sempre qualcosa di molto bello e gratificante. Diciamo che sarà narrata la storia questi due grandi rivoluzionari della musica che sono Mogol e Battisti e proporrò all’interno dello spettacolo un brano che ho scritto col maestro Mogol e che è stato pubblicato lo scorso 24 Giugno e devo dire che, come primo esperimento siamo rimasti molto soddisfatti, infatti a breve ne pubblicheremo un altro per la stagione invernale.

In questo spettacolo cercherò, tra una canzone e l’altra, di raccontare per dare quello spessore culturale allo spettacolo, quindi lo spettacolo non è basato solo sull’esecuzione ma ci sarà il racconto di qualche aneddoto che è legato alle canzoni che eseguirò. Quindi sarà una sorta di concerto racconto, una biografia musicale che parte da metà degli anni sessanta fino ad arrivare agli anni ottanta con l’album Una giornata Uggiosa.


In ultima battuta, oggi la musica sta seguendo vie diverse dai cantautori a cui ti ispiri. Come vedi tutto ciò?


Ascolto molto poco di quello che c’è attualmente, anche perché non sento che sia un genere che mi appartiene, credo che attualmente ci sia un posto vacante nella musica d’autore, quella a cui siamo abituati e che tutt’oggi, nonostante siano passati trenta, quaranta e cinquanta anni torniamo a cantare. Non mi riferisco solo ai cantautori di un tempo ma anche ad artisti e autori come Eros Ramazzotti, Nek, Raf o Giorgia, cioè artisti che ci hanno lasciato e ci stanno lasciando cose che cantiamo come se fossero attuali. Credo che oggi venga rivolto tanto ad un pubblico giovanissimo, e ho il timore che quello che si sta facendo, sia rivolto solo a loro, e che di questa musica rimanga poco nel tempo come i pezzi immortali. In tutto questo, penso che ci siano una serie di fattori che hanno determinato questo tipo di musica, sicuramente in primis è cambiato il modo in cui si produce, un tempo si entrava nello studio con quattro o cinque musicisti e con gli orchestrali e c’era un lavoro di condivisione, si faceva insieme il sound di una canzone. Oggi si lavora con tutti i suoni elettronici e viene meno quel momento in cui si condivide qualcosa di bello con qualcuno. Poi sicuramente è cambiato il modo di fare discografia, perché i dischi non si vendono e si preferiscono i live e sicuramente questo riflette il periodo storico che stiamo vivendo, in cui c’è poca prospettiva per il futuro e questi insiemi di fattori si rispecchiano nell’arte.

Speriamo che si possa tornare a riascoltare qualcosa che possa rimanere nella nostra memoria e nei nostri cuori.


Link e/o collegamenti:


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https://www.instagram.com/gianmarcocarroccia/

Angela Pensabene con Gianmarco Carroccia



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