• Sara Morandi

I musei: un aiuto psicologico per la salute pubblica

Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento Firenze, rivolge un appello al Ministro Dario Franceschini assieme ad altri 82 firmatari, tra cui direttori di musei, critici e storici dell’arte, curatori, artisti, collezionisti, galleristi e operatori del settore


INTERVISTA A SERGIO RISALITI


Direttore, perchè la decisione di questo appello? Più che decisione, parlerei di necessità. Nel piano generale della sicurezza e salute che riguarda i cittadini, credo debba rientrare a pieno titolo la possibilità di aprire i musei pubblici, nei casi in cui regioni, province e città venissero definite “zona gialla” in base ai criteri stabiliti dal Governo. I Musei svolgono una funzione sociale e prestano servizi essenziali alla crescita culturale e al benessere delle persone, contribuiscono alla salute psicologica e spirituale, allo sviluppo delle qualità cognitive e della sensibilità. Sono luoghi attrezzati e presidiati, che possono garantire l’accessibilità nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria. Ragioni inerenti alla mobilità interna alle città non possono ostare alla loro riapertura, una volta che in zona gialla siano assicurati ai cittadini altri servizi e beni essenziali come centri commerciali, bar, ristoranti, parrucchieri e giustamente librerie, tutti agibili in termini di sicurezza sanitaria. Con certe decisioni prese, come quella di chiudere i musei anche in “zone gialle”, si rende secondaria e surrettizia una funzione pubblica invece essenziale rispetto a una schiera di altre necessità, tutte valide ma in gran parte accessorie. Basta mettersi d’accordo su cosa si intende per funzione quando si parla di musei e di arte. E la cultura in genere non è ancella di nessuno. Come rileva l’OMS, ma basterebbe tornare ai primordi dell’uomo per capirlo, l’esperienza simbolica, quella artistica sono necessarie alla salute, quando per salute si intenda in termini olistici qualcosa di più complesso e ampio rispetto alle mere funzionalità del corpo fisico.

Sergio Risaliti

La zona gialla, permetterebbe un'apertura anche limitata, è comunque conveniente per i musei?


Sembra che la contrazione dei visitatori, in particolare quella dei turisti internazionali, abbia penalizzato i musei pubblici a tal punto da rendere ingiustificabili le spese sostenute a fronte degli scarsi incassi ottenuti. Tuttavia, non possiamo e non vogliamo attribuire a chi ci governa una visione così ristretta e poco lungimirante, poiché il sistema museale pubblico italiano merita ben altre strategie per far fronte alla crisi e al cambiamento che stiamo vivendo. Il diritto democratico al godimento del patrimonio artistico e della produzione artistica contemporanea trascende il dato meramente quantitativo, seppur opportuno, della vendita dei biglietti. Pur venendo meno l’introito derivante dalle masse di turisti, il museo in quanto servizio pubblico deve essere garantito nella sua piena funzionalità ai cittadini. Sono questi i primi ad essere penalizzati, e tra questi i bambini, i giovani studenti, le famiglie, e poi gli artisti, assieme a tutti i professionisti e le competenze che tengono in vita i luoghi dell’arte.


Che cosa potrebbero fare i cittadini per aiutarvi?

L’aiuto concreto che può derivare dalla cittadinanza riguarda la partecipazione attiva: intanto reclamare un diritto e un piacere. E pure in certa parte un dovere. Per conoscere il nostro passato letterario ci esercitiamo sui testi, lo stesso è obbligo farlo sui testi visivi che sono le opere conservate nei nostri musei. C’è poi un altro fatto. I musei servono a far crescere la sensibilità e il talento creativo. Sono quindi palestre indispensabili per aiutare i giovani nella competizione professionale che nel nostro tempo richiede una conoscenza sviluppata dei linguaggi visivi e si realizza attraverso connessioni principalmente iconiche. Ma qui mi fermo. L’idea che la cultura debba essere gratuita è poi un argomento da gestire con attenzione ed equilibrio. In momenti di crisi economica come questi si dovrebbero immaginare bonus e forme di agevolazione fino alla gratuità. Sulla gratuità in generale penso si debba riflettere al fatto che qualsiasi altra attività, culturale e non, ha un costo. Perché la filiera culturale, con tutti i suoi lavoratori, ha un suo costo. Una mostra, una collezione ben curata, valgono il valore che decidiamo di attribuirgli. A Firenze si è creata la Carta del fiorentino che permette agevolazioni per un anno intero. In ogni caso il biglietto non deve essere un ostacolo alla partecipazione alla vita dei musei e al godimento dell’arte. Tra pubblico e privato dovrebbero esserci accordi per rendere più aperti e inclusivi i musei anche in tal senso.


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