• Sara Morandi

Il poeta Jonathan Rizzo: "Sono imperiale napoleonico figlio d’Europa dall’Elba a Parigi" |INTERVISTA

Jonathan Rizzo: Parole e voce, corpo ed anima. Un animale apolide. Radici nel salmastro mediterraneo del Principato elbano, studi storici nel Granducato toscano e palestra di vita sui boulevard parigini.

Il poeta Jonathan Rizzo: "Sono imperiale napoleonico figlio d’Europa dall’Elba a Parigi" |INTERVISTA

Un gran bastardo senza casa, col cuore lasciato in ostaggio in un paradiso perduto chissà dove nella tradizione dei portatori di luce. Ospite con disonore della nuova antologia di poeti fiorentini, "Affluenti", edizioni Ensemble Roma 2016, ed autore unico dei romanzi folli “L'Illusione parigina” edizioni Porto Seguro Firenze, 2016; ed "Eternamente Errando Errando" edizioni LaSignoria Firenze, 2017. Ed infine uscito nell'autunno del 2018 la silloge poetica "La Giovinezza" per l'edizioni Ensemble di Roma. Nel 2019 vince il premio poetico “Le Parole nel Cassetto” edito dal caffè letterario de Le Murate di Firenze. Dal 2020 alla faccia delle pandemie mondiali dirige e presenta il programma radiofonico AL BAR DELLA POESIA sulla web radio Garage radio ed è direttore artistico della programmazione culturale del caffè letterario Volta Pagina di Pisa.


INTERVISTA A JONATHAN RIZZO


“Le Scarpe del Flâneur”, una raccolta di poesie per ritrovare se' stessi, magari, camminando?


Ero lì ad attendermi sui boulevards parigini da tutta la mia vita.

Il poeta Jonathan Rizzo: "Sono imperiale napoleonico figlio d’Europa dall’Elba a Parigi" |INTERVISTA

Essendo toscano, quanto della sua terra dedica alle sue poesie?


Non mi sento toscano neanche un poco. Sono imperiale napoleonico figlio d’Europa dall’Elba a Parigi. Per cui ho qualche (poche) poesie scritte su Firenze e Fiesole dove ho studiato e sono nato, ma sono tutte piuttosto “contro”. Molti ritratti poetici pittorici paesaggistici sulla mia Elba, su Parigi e su Bologna.


Se potesse scegliere una poesia all'interno de "Le scarpe de flâneur" da recitare davanti ad un pubblico gioioso perché la pandemia è finita, che cosa leggerebbe?


Fortunatamente è un libro che nasce da altri sentimenti. Abbraccia la vita e non ne ha paura, come drammaticamente questi tempi recenti stanno spingendo le persone a fare. Direi che le mie sono parole fuorilegge perché parlano di camminare in mezzo alla gente, immerso tra l’umanità, abbracciarla terso. All’uopo di questa sua e mia natura direi che la poesia “Belleville”, che racconta una lunga passeggiata da flâneur nel quartiere sia il messaggio più sano come dichiarazione d’amore alla vita, a questa unica vita che abbiamo e stanno cercando di avvelenarci inculcando terrore e diffidenza, vuoto e miseria.


Ringraziamo per la collaborazione Simona Mirabello


Link:


https://www.instagram.com/jonathancommelegoeland/


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