• Sara Morandi

Intervista ad Aurelio Paviato, l'unico italiano campione del mondo di magia | INTERVISTA

Oggi per il nostro Blog è un momento magico. Stiamo ospitando un campione del mondo. Infatti Aurelio Paviato, noto ai telespettatori per le partecipazioni a Buona Domenica e al Maurizio Costanzo Show è al momento l’unico italiano a detenere il primo posto assoluto in un campionato mondiale di magia, titolo conquistato nel 1982.

Intervista ad Aurelio Paviato, l'unico italiano campione del mondo di magia | INTERVISTA

INTERVISTA AD AURELIO PAVIATO


Grazie Aurelio per aver accettato la nostra intervista. Lei è un prestigiatore con specializzazione nel close up, la micromagia. Quando ha iniziato e come la sua professione ? Con che numero ha vinto il suo primo titolo mondiale ?


Grazie a voi per lo spazio che mi state dando. La professione, intesa come attività a tempo pieno, l’ho iniziata quando avevo 31 anni nel 1989, ma il mio interessamento per la prestigiazione iniziò quando avevo circa 17 anni.


Nell’arco della mia crescita professionale c’è poi stata una evoluzione che oltre alla micromagia (popolarizzata nelle trasmissioni televisive che lei ha citato), mi ha portato a sviluppare uno spettacolo da scena che utilizzo negli eventi aziendali ed uno spettacolo teatrale che si intitola “Storie di un Artigiano di Illusioni.

Intervista ad Aurelio Paviato, l'unico italiano campione del mondo di magia | INTERVISTA

Il premio mondiale lo vinsi con un numero basato sulla manipolazione delle monete. Forse, e ribadisco forse, un numero pensato più per un pubblico di prestigiatori che per un pubblico generico, sebbene si sia dimostrato efficace anche per questo tipo di spettatori.

Qui ne avete un esempio: ero molto giovane ed un po’ impacciato essendo il mio debutto televisivo:

La micromagia, il close up è quel tipo di magia che presuppone un contatto diretto tra prestigiatore e pubblico. Quanto è difficile conquistare l’attenzione e l’apprezzamento del pubblico esercitando questo tipo di manipolazioni in confronto alle grandi illusioni?


Micromagia (Close-up) e grandi illusioni utilizzano effettivamente linguaggi diversi sebbene abbiano dei punti fondamentali in comune per quanto riguarda la cosiddetta “costruzione dell’effetto magico”.

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La sintassi è però sostanzialmente diversa, a cominciare dal fatto che le grandi illusioni vengono guardate dal pubblico attraverso la quarta parete del teatro: Gli spettatori sono in sala (o di fronte alla televisione) e guardano passivamente quanto viene mostrato (questa “passività” vale anche per la micromagia vista alla tv ma su questo farò una precisazione importante più sotto, rispondendo alla quarta domanda).


Inoltre le grandi illusioni possono più facilmente fare leva su elementi aggiuntivi nella loro messa in scena quali luci, musica, balletti, sex appeal di belle donne (il che implica, purtroppo, l’uso della donna come un “oggetto” per attirare attenzione).


Nella micromagia (ma anche nel tipo di spettacolo che io utilizzo in un salotto, nelle convention aziendali o in teatro) lo stile è invece minimalista ma, in compenso, c’è la possibilità di vivere una esperienza più intima ed intensa per quanto riguarda la meraviglia. Questo perché in questa forma di spettacolo non esiste la menzionata quarta parete del teatro tradizionale. Qui il monologo diventa dialogo ed il dialogo diventa coinvolgimento.


I testi usati diventano particolarmente importanti per dare valore aggiunto al fascino del gioco di prestigio cercando di riqualificarlo e contestualizzarlo in modo che non sia solo un rompicapo o uno “stunt”, cioè un’acrobazia o una dimostrazione di mera abilità fine a se stessa.


Quando è arrivata la sua svolta professionale ? Dopo il suo titolo mondiale o con la sua partecipazione televisiva ? Quando a debuttato in tv ?


Ci sono state diverse svolte professionali nel mio percorso.


La prima quando decisi di lasciare un lavoro fisso (ero impiegato presso una banca) per intraprendere questa professione. Questa decisione è stata preceduta da diversi anni nei quali avevo pian piano cominciato a farmi esperienza nel tenere spettacoli con il pubblico e si erano così poste le basi per il cambiamento.


In quegli anni avevo anche cominciato a frequentare un gruppo di lavoro conosciuto come la EMM (Escuela Magica de Madrid) di cui faccio ancora parte e che pure si è dimostrata essere stata una svolta fondamentale nella mia formazione come prestigiatore e come persona.


Divenuto professionista a tempo pieno la mia preparazione si è sempre più affinata sul campo, cioè con il lavoro nel mondo dello spettacolo (non ancora il mondo televisivo). In questo arco di tempo ho conosciuto Alberto Tovaglia, attore cabarettista, con il quale è nata un’amicizia ed una stima reciproca che si è anche concretizzata in una collaborazione artistica cioè nel fatto che spesso uno coinvolgeva l’altro quando si potevano fare degli spettacoli insieme.


Poi, con una delle crisi economiche che di tanto in tanto capitano, il lavoro diminuì ed il flusso della vita fece sì che, sebbene ci si sentisse di tanto in tanto, ci si perse di vista, almeno per un po’.


La successiva svolta professionale (il mio debutto in TV) coincise (e credo di poter dire fu causata) dal primo tour che fece il Italia l’illusionista americano David Copperfield: il battage pubblicitario che lo aveva preceduto aveva creato un nuovo interesse per la prestigiazione da cui derivò un maggior interesse della TV in questo tipo di spettacolo.

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E’ qui che nella mia vita professionale rientra in scena Alberto Tovaglia: dopo un po’ che non ci si sentiva lo ritrovai in una veste inattesa ovvero come autore della trasmissione Buona Domenica. Avendomi visto lavorare “dal vivo” mi diede fiducia e segnalò quindi il mio nome alla produzione. Grazie a lui venni convocato a Canale 5 per un provino. Le regole del gioco furono chiare sin dall’inizio: “Lei …” mi dissero Beppe Recchia (regista) e Stefano Magnaghi (produttore) “… deve essere diverso da Silvan, Binarelli ed Alexander. Se con il pubblico funziona rimane, se non funziona se ne torna a casa”. Funzionò.


Era il 1994, avevo 36 anni con alle spalle 14 anni di formazione come dilettante e semi-professionista prima ed altri 5 anni di professionismo a tempo pieno poi.


Pensa che la tv sia il mezzo migliore per divulgare e valorizzare l’arte della prestigiazione?


Dipende da come si coniuga il linguaggio televisivo con quello della prestigiazione.


Penso che se si usasse il mezzo televisivo con una consapevolezza ed una strategia precisa questo sarebbe di grande aiuto per rivitalizzare la prestigiazione e creare un indotto di lavoro anche al di fuori dell’ambiente televisivo.


Su come io ho cercato di adattare i miei numeri alla comunicazione televisiva può essere interessante dire questo: poiché l’efficacia dei miei giochi di prestigio dipende molto dalle reazioni dello spettatore, ho cercato di fare in modo che le reazioni del Vip che partecipavano alle mie esibizioni fossero “vere”.

Cosa significa e come ho fatto?


Tradotto in pratica significa anzitutto che quando facevo le prove per la trasmissione i Vip non erano presenti. Venivano sì rassicurati sul fatto che non sarebbero stati messi in alcun imbarazzo o ridicolizzati (fondamentale l’aiuto di Tovaglia quale autore della trasmissione in questo) ma non sapevano esattamente cosa dovesse accadere. Quando poi una carta qualsiasi si trasformava in quella pensata mentre era nelle loro mani, la loro reazione meravigliata “arrivava con sincerità” al pubblico a casa.

E questa verità ha bucato lo schermo.


Lei è attualmente è l’unico italiano presente nella Walk of Fame della Plaza de Espana a Tamarite. Questo onore lo deve alla sua professionalità oppure alla sua enorme cultura e preparazione sui testi storici di magia di tutti i tempi che lei, oltre a collezionare, consulta e studia giornalmente ?


Non so rispondere. Ci sono cose che fai con passione, non per calcolo e nelle quali ti perdi. Ogni tanto qualcuno se ne accorge e arrivano dei riconoscimenti inattesi.


Lei ha scritto numerosi testi e libri sulle tecniche di magia. Quante ore si allena al giorno?


Ho scritto alcune cose ma non moltissimo. Per quanto riguarda invece le ore di allenamento rispondo cominciando da una fase di Gianni Rodari, dal suo libro Grammatica della fantasia, che recita: “L’esercizio, beninteso, ha una sua reale importanza ma non vanno trascurati i suoi effetti di allegria”.

E certamente mi diverto anche se, lo ammetto, bisogna anche confrontarsi con la frustrazione quando provi e riprovi, pensi e ripensi ma non trovi ancora quella soluzione elegante che ti appaghi completamente.


Non so dire però esattamente quante ore mi alleno al giorno perché l’esercizio assume forme diverse. C’è quello strettamente tecnico, che consiste nell’apprendere una manipolazione (la posizione delle dita ed i movimenti). Poi c’è la fase di assimilazione nella quale si apprende a dissociare l’esecuzione della tecnica dal livello della comunicazione che è necessario mantenere con il pubblico per poter presentare il gioco. Questa fase mi vede spesso mentre apparentemente sto solo giocherellando con le carte o le monete mentre guardo un film, mentre cammino per strada o mentre parlo al telefono.


Tale “dissociazione”, mi fece notare il mio amico e maestro Juan Tamariz, è peculiare della micromagia. I musicisti, per fare un esempio, possono isolarsi dal pubblico e concentrarsi totalmente sulla esecuzione ed interpretazione del pezzo. Nella micromagia o in uno spettacolo da scena come quello che io faccio il pubblico può reagire, parlarti, fare dei commenti, può voler toccare e controllare gli oggetti che usi. E’ indispensabile mantenere aperto l’ascolto ed il dialogo con il pubblico.


C’è infine un altro importante aspetto dell’allenamento: il compianto Arturo de Ascanio y Navaz, un altro importante prestigiatore spagnolo ed un amico che ha molto influito sulla mia preparazione, diceva che per fare della buona prestigiazione ci vogliono “Mente, corazon y manos” (Testa, cuore e mani).


Ma come si allena il “cuore”? Per allenamento intendo dunque anche il tempo che dedico alla formazione culturale, alla lettura di libri che non sono solamente quelli tecnici ma di arte e letteratura, argomenti nei quali mi sento sempre deficitario a causa della mia formazione tecnica e non umanistica (avevo studiato ragioneria, e da lì sono finito a lavorare in banca).


Cosa consiglierebbe ad un giovane che decidesse di seguire le sue orme?


Difficile rispondere se si intendono le orme professionali.

Quando io ho cominciato come professionista, sebbene avessi fatto la scelta di lasciare un lavoro sicuro come quello di bancario per una professione incerta, lo feci in un momento congiunturale estremamente favorevole: erano gli anni della “Milano da bere” il lavoro non mancava, i soldi giravano.


Se invece si intende l’avvicinarsi alla prestigiazione come forma artistica e culturale, allora lo consiglierei senza timori. Si aprirebbe un mondo fantastico con mille sfaccettature e ramificazioni. Un osservatorio privilegiato sul mondo della percezione, sul comportamento umano, su come tutti noi (a partire da noi stessi) creiamo i nostri ricordi, sull’arte, sul teatro, sulla storia, sulla possibilità di apprendere e mettere in pratica lingue straniere, sulla gente straordinaria che si ha modo di conoscere, vedere da vicino e a volte di frequentare diventando amici (il che compensa anche gli imbecilli che pure in questo mondo non mancano e sui quali si inciampa anche se uno non li va a cercare).


Noi tutti quando osserviamo un prestigiatore lo guardiamo con lo stesso sguardo incantato di un bambino rapito dalla illusione, dalla fantasia che quei gesti evocano. Pensa che le nuove tecnologie possano nuocere a questo tipo di intrattenimento ?


Cosa si intende in questa domanda per nuove tecnologie? Mi vengono in mente due diverse considerazioni.


Se ci si riferisce, in generale, al fatto che la tecnologia oggi mette a disposizione macchine, computer, robot ed artifici di ogni tipo che ci meravigliano, questo mi ricorda una celebre frase di Arthur Clarke, l’autore di “2001 Odissea nello Spazio” che diceva “Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”.


Ciò non modifica però la caratteristica fondamentale della prestigiazione che consiste nel far vivere la sensazione che un evento surreale, come quello che potrebbe avvenire solo in un sogno, sembra stia avvenendo nella realtà. Non dunque come in un effetto speciale del cinema, e diverso anche dalla convincente realtà virtuale creata da un computer.


In questo senso le nuove tecnologie possono offrire un diverso tipo di intrattenimento certamente in concorrenza ma non sovrapponibile alla prestigiazione, così come il cinema ha offerto un diverso tipo di intrattenimento non sovrapponibile al teatro, e la Tv rispetto al cinema e così via in questa evoluzione.


La seconda interpretazione è che potrebbe presto esserci, in particolare, un utilizzo della tecnologia (di qualche artificio virtuale già inventato o da inventare) per creare uno spettacolo da prestigiatore (o pseudo-prestigiatore?).


Questo porrebbe anzitutto il problema del merito dell’esecutore nel senso che ciò mi sembrerebbe essere come pretendere di interpretare un notturno di Chopin mentre si finge di schiacciare i tasti di una tastiera muta mentre si sta in realtà riproducendo il Cd di una esecuzione di Maurizio Pollini.


Poi si porrebbe il più antico problema di come l’esecutore stia “usando” la sua esibizione.


Mi ricordo di una intervista trasmessa tanti anni fa dalla Rai nella quale Salvatore Accardo, parlando di Maurizio Pollini diceva che quando lo ascoltava mentre suonava gli sembrava dicesse: “Ascolta come è bella questa musica; non: ammirami, quanto sono bravo”.


Ci sono dei prestigiatori (come ci sono altri artisti di altre discipline) che usano la tecnica (il trucco, sia esso di abilità manuale o tecnologico) per far vivere un momento di felicità alle persone del pubblico. Naturalmente questo tipo di prestigiatore, come ogni altro essere umano è contento di sentirti apprezzato ma lo scopo principale non è quello di appagare il proprio ego.


Ci sono dei prestigiatori (come ci sono altri artisti di altre discipline) che usano la tecnica per appagare solamente il proprio ego in senso unicamente narcisistico. Questo particolare disturbo della personalità viene percepito da molti spettatori sensibili quando si manifesta.


Concludendo, il fatto che la tecnologia possa o meno essere nociva all’arte della prestigiazione dipenderà da come verrà colta e gestita questa sfida e da come i prestigiatori sapranno capire, dire e valorizzare ciò che rende peculiare la prestigiazione e definisce la sua identità artistica.


Si ringrazia per la preziosa collabrazione l'autore Alberto Tovaglia


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