• Sara Morandi

L’attore Francesco Procopio: “In questo periodo mi sto godendo la mia famiglia”

Francesco Procopio, e’ un attore che definisco “stellare”: ha una generosita’ di dedicarsi ai suoi personaggi incredibile. In questa intervista ci ha raccontato della sua esperienza nel film tv dedicato a Rita Levi-Montalcini, in cui ha interpretato il padre di Elena. In questo periodo difficile per tutto il mondo dello spettacolo, causato dalla pandemia, si sta godendo la sua famiglia. Un attore speciale e, come amo definirlo io, "genuino".


INTERVISTA A FRANCESCO PROCOPIO


Caro Francesco, L'ho notata con grande emozione, nel film tv dedicato a Rita Levi-Montalcini, nelle vesti del padre di Elena. Com'e' riuscito a calarsi in questo personaggio? E' stato difficile interpretare un genitore premuroso e allo stesso tempo, rammaricato?

Cara Sara, innanzitutto grazie a te per avermi dato questa opportunità di raccontarmi. Per quanto riguarda il personaggio del padre di Elena nel film dedicato a Rita Levi-Montalcini, devo ammettere che sono rare le volte in cui mi capita di ritrovare me stesso, il mio sincero modo di essere, in un personaggio che devo interpretare. Quando ciò mi accade per me è un lavoro diverso. Per certi versi più difficile, perché ti ritrovi a fare i conti con la tua personalità e quindi spesso anche a dover ammettere le tue stesse fragilità. Innanzitutto, devi superare una sorta di timidezza con te stesso. D’altro canto, però, le domande sul come il personaggio, in quel determinato momento, penserebbe e si comporterebbe, le puoi fare solo a te stesso. In parole povere, da un lavoro sul personaggio diventa un lavoro sul' attore. Tutto questo giro di parole, per dirti con timidezza, appunto, che il papà di Elena è proprio uguale a me. Ho due figli, uno di 13 ed un’altra di 10 e sono uno dei genitori più premurosi che si siano mai visti. Per intenderci, in questo periodo di Covid, a parte le ansie dovute alla chiusura dei Teatri, mi sto godendo alla grande, finalmente, la mia famiglia. Insomma in questo ruolo, non ho fatto altro che immaginare mia figlia Chiara al posto di Elena e viverla, situazione per situazione, con tutto me stesso. E poi questo è il quarto film che faccio con il regista Alberto Negrin. Lui è un vero Maestro. Mi ha dimostrato grande stima. Per questo mi ritengo molto fortunato. E quando si lavora con un maestro del genere e si percepisce di essere stimati non si può non dare il meglio di se stessi.

Il teatro, e' il piu' grande palcoscenico esistente,: Lei si e' formato al Teatro Comico Napoletano. Che ricordi ha dei suoi esordi?


Io ricordo tutto dei miei esordi, ricordo tutto del mio Teatro Napoletano. Punto per punto, teatro per teatro, paese per paese. La mia passione è nata su quelle tavole, tra quella gente. Quando sono su di un palcoscenico campano posso fare qualsiasi cosa, anche levitare sugli spettatori. Ho come la sensazione oramai di conoscere ogni singolo spettatore, e viceversa, quella che ognuno di loro mi conosca come solo mia madre può. Sono cresciuto con loro. Il primo contributo all’Enpals l’ho versato nell’86, a neanche 18 anni. Io sono forgiato per loro, al loro gusto. I miei toni, i miei ritmi, li ho assorbiti per una vita in Campania. Dico in Campania e non a Napoli perché la Campania è fatta di codici linguistici e modi di essere differenti. Dalla città alla provincia, da paese a paese e anche nella stessa città, tra il Vomero, la stazione, mergellina e secondigliano. Ecco, quel mondo vive dentro di me. mi spiego: ho esordito in giovanissima età in un gruppo di tradizioni napoletane. Facevo già più di cento spettacoli l’anno, tra cui molte feste di piazza. Lo spettacolo spesso si svolgeva tra il pubblico che si trovava in strada, costituito da persone, lì solo di passaggio, per niente interessati allo spettacolo ed altri invece lì da ore, ad aspettarti con grande emozione, manco fossi Michael Jackson. Nel farmi spazio tra gli spettatori, mentre recitavo, ballavo e urlavo, dovevo capire immediatamente con chi avessi a che fare (il borghese, il contadino, il camorrista, il ragazzo con disturbi mentali che non mancava mai, etc.). A ventiquattro anni sono entrato all’Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Bellini. Poi ho cominciato a lavorare in Teatro, attaccando una tournée all’altra, senza mai fermarmi e penso di essermi fermato solo ora a causa del covid, a 51 anni. Beh, ora che te la racconto così, sto riflettendo sul fatto che questa sosta ci volesse. Spero però finisca presto, perché comunque per me il Teatro è il mio ossigeno.

Ci sono, attuali progetti e/o news, che ci puo' anticipare da un punto di vista professionale?


Ho due progetti teatrali che, appena riaprono, metteremo subito in scena. Ho scritto una commedia durante il primo lockdown che parla proprio di ciò che ci è accaduto: “Nella vecchia pandemia”. Con leggerezza si riflette su ciò che potrebbe aver cambiato in meglio, in noi, forse, chi lo sa, chi può dirlo, questo virus.

E poi, con tre miei amici attori, metteremo in scena e porteremo in giro un'altra commedia che si chiama "Sono positivo" di Prem Dayal ma che assolutamente, nonostante il titolo, non ha nulla a che vedere con il covid, giuro.

Per quanto riguarda la tv e il cinema, nulla di certo se non la mia personale speranza che si faccia "L'Allieva 4". Ma la tv e il cinema sono fatti così: arrivano all'improvviso.


Si ringrazia per la preziosa collaborazione, l’agente di Francesco Procopio: la Sig.ra Emanuela Di Giovanni


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