• Sara Morandi

La tristezza mi affligge: quando rivolgersi ad uno specialista? Ci risponde la Dott.ssa Bertoncelli

Il periodo delle festivita’ senz’altro non sta aiutando a superare un momento cosi’ difficile e delicato come la pandemia. Non ci saremmo mai immaginati che una situazione di questo genere ci avrebbe travolti tanto da dover mantenere ancora le distanze di sicurezza, usare le mascherine e ad una cura maggiore del lavaggio delle mani. Stress, angoscia potrebbero sopraffarci: quando e come capire se dobbiamo rivolgerci ad un terapeuta? A questa domanda e, ad altri quesiti, ci rispondera’ la Dott.ssa Veronica Bertoncelli, Psicologa, Psicoterapeuta Specializzata in Psicoterapia Breve Strategica.


INTERVISTA ALLA DOTT.SSA VERONICA BERTONCELLI


Dott.ssa Bertoncelli, La ringrazio per la Sua disponibilità. In questo periodo di pandemia, è fisiologico soffrire di depressione e/o stress?


Il momento, prolungato, di pandemia che stiamo vivendo sicuramente è bello tosto da gestire e direi da digerire. Perché dico questo? Perché a marzo, quando ci siamo trovati nel mezzo di questa nuova e disperata situazione, pareva un momento passeggero e veloce, sicuramente insolito. Per alcuni è stato un momento per scoprire nuove passioni, per dedicarsi a piccole attività quotidiane e familiari, per altri è stato disorientante fin da subito. Nelle persone c’era l’idea che tutto sarebbe finito nel giro di una o due stagioni, e invece no. Ci siamo rifiniti dentro, sembravamo quasi liberi ma è quel quasi che è sfuggito alle persone. Così, nel momento in cui siamo stati nuovamente chiusi in casa abbiamo avvertito doppiamente il peso della situazione sanitaria e della “reclusione”. Ciò che più hanno sentito le mie orecchie di psicoterapeuta è stato: “non ce la faccio più Veronica, sono stufo/a avrei voglia di tornare alla vita normale” uno stato di deprivazione di divieto non fa di certo sentire bene nessuno. Qualcuno diceva che più che un distanziamento sociale dovremmo vedere questo periodo come un distanziamento fisico ma un avvicinamento sociale ed ha ragione. Purtroppo però c’è chi si concentra sull’aspetto del distanziamento e finisce per vivere in modo deprimente e stressante questo periodo che come dicevo, già di suo, per il suo essere anomalo difficilmente può essere felice. Certo che concentrarci solo su ciò che non va perché tutto dovrebbe andare bene ed essere diverso è proprio ciò che fa cadere le persone, nel lungo tempo, in depressione. Ad oggi non mi sento pertanto di guardare a questo periodo come un periodo in cui si soffre di depressione, è normale essere tristi in un periodo di vita “anormale” è normale sentirsi disorientati, non è normale voler essere felici a tutti i costi anche quando magari la situazione non ce lo permette perché è qui che rischia di insinuarsi la depressione. Paradossalmente più mi crogiolo perché dovrei essere felice, e questo tempo non me lo permette, e più rischio di deprimermi. Parlerei quindi più di un periodo sicuramente stressante, demotivante e talvolta triste che se protratto nel tempo, può far insorgere depressione. Sentirsi tristi e smarriti in questo periodo non lo trovo un sintomo psicopatologico degno di un cluster diagnostico depressivo né tanto meno un buon motivo per incorrere in un’assunzione smisurata di farmaci antidepressivi, come fossero acqua, come spesso accade.


Che cosa possiamo fare, nel momento in cui ci accorgiamo di questo? Dobbiamo necessariamente rivolgerci ad un terapeuta? Bellissima domanda! Alla luce di quanto detto sopra, quando mi rivolgo ad un terapeuta? Mi ci rivolgo se sento dentro di me che la situazione e il tono dell’umore triste e depresso non riesco proprio a gestirli. Se passo intere giornate sul divano, a non fare nulla e a lamentarmi. Direi che, nel momento in cui mi viene il dubbio di assumere dei farmaci, prima potrei pensare di farmi aiutare da una persona esperta che sia in grado di darmi strategie mirate per aiutarmi ad affrontare in un altro modo questo periodo difficile. Spessissimo le persone si rivolgono a noi quando sono stremate, ecco, se vedete che state facendo molta fatica nella gestione di questa anomala quotidianità vale la pena contattare uno Psicoterapeuta che con qualche seduta sia in grado di rimettervi in carreggiata. Talvolta siamo così invischiati nel nostro stare male che non siamo in grado di vedere oltre e ci servono solo delle nuove dritte, diverse prospettive. Il guaio per cui spesso si ricorre al farmaco piuttosto che allo Psicoterapeuta è che le persone spesso pensano: “se vado da un terapeuta poi ci devo rimanere per anni” assolutamente no. Se il problema è il periodo che stiamo vivendo, allora serviranno semplicemente strategie per vivere al meglio la situazione e non occorreranno tempi biblici per riuscirci. Se invece una persona si sente triste ma riesce nella sua quotidianità a ricavarsi momenti piacevoli e soddisfacenti, accettando la situazione ma provando in modo attivo a renderla più accettabile e nel fare questo non avverte la cosiddetta “morte nel cuore” che la spingerebbe a non far niente tutto il giorno, allora credo che stia affinando ottimi strumenti e con ogni probabilità ce la farà da sola.

Dato che in questo momento, non si riescono a fare dei progetti, a cosa possiamo aggrapparci per stare meglio? Questo è il momento di vivere nell’incertezza in termini terapeutici, il Covid 19 ha insegnato all’uomo del nostro tempo che non può controllare tutto e che a volte occorre avere la capacità di rimanere fermi per trovare il modo migliore per agire. Se mi trovassi infatti in mare aperto e cominciassi ad agitarmi con ogni probabilità annegherei, se invece mi fermassi, rallentassi il respiro e cercassi di capire cosa sta succedendo e cosa posso fare, avrei buone probabilità di salvarmi. Una prima cosa che quindi possiamo fare è fare tesoro di questa novità, sapere che in realtà certezze assolute non ce ne sono e prima ne prendiamo atto e prima saremo in grado di vivere felicemente ogni mio giorno. Anzi dirò di più, sarò più operativo e focalizzato sul qui ed ora senza la bramosia di voler controllare ogni singola cosa. Nella domanda fattami si dice “non riesco a fare progetti” perché non si dovrebbero fare progetti in questo periodo? Quando dico vivere nell’accettazione dell’incertezza di certo non dico di vivere depressi, ma anzi, di accogliere le imprevedibilità della vita e di saperla cavalcare al meglio. Posso sfruttare il momento che sto vivendo per fare tantissime cose, non solo pratiche come attività sportive e domestiche, posso lavorare su me stesso e sulle mie ambizioni. Viktor Frankl, uno psichiatra austriaco autore del libro “Uno psicologo nei Lager” (1946), ben sottolinea nel suo trattato che a sopravvivere nelle difficoltà non sono tanto le persone forti ma quelle che nella vita si danno uno scopo. Che fu poi quello che fece lui nella sua permanenza nei campi lager. Quindi a cosa possiamo aggrapparci? Ad un progetto, ad uno scopo, a quello che potremmo fare nel momento in cui saremo nuovamente liberi. Dobbiamo dedicarci a questo non solo con il pensiero ma progettando il tutto, come può essere una vacanza, un lavoro, una nuova attività di qualsivoglia tipo. Purtroppo spesso le persone cercano di attendere il momento migliore per fare le cose e questo momento spesso non arriva mai, approfittiamo della situazione per darci da fare in modo serio, progettiamo e diamoci uno scopo, così sicuramente vivremo meglio sia il momento attuale che quello futuro. Chi si sente depresso non passa all’azione ma pensa che vorrebbe farlo e solo per il fatto che vorrebbe farlo dovrebbe essere felice, ma non è così anzi è proprio l’opposto. La felicità non cadrà mai addosso a nessuno, la si costruisce anche nei momenti di difficoltà passando all’azione giorno per giorno con costanza e dedizione.


Come affrontare queste feste natalizie che, generalmente, ci riuniscono fra amici e parenti?


Come dicevo poco fa trovando uno scopo sicuramente saremo in grado di vivere meglio questo periodo che di solito viviamo con i nostri cari. Una cosa che suggerisco spesso di fare è di non rimandare mai i festeggiamenti a tempi migliori, ma di trovare ugualmente il modo di festeggiare anche a distanza.

Quante volte le mie orecchie quest’anno, ma non solo perché è caratteristica di chi si deprime, hanno sentito dire: “Ah beh, visto come stanno le cose non faccio l’albero, manco festeggio, se non posso stare con chi amo non c’è motivo di festeggiare”. Come sempre siamo bravissimi a rimandare a tempi migliori i festeggiamenti ed è così che ci freghiamo da soli. Perché dovremmo ugualmente festeggiare se siamo tristi? Non è forse una contraddizione o un paradosso? Certo che sì, ma diciamo che se inizio a fare qualcosa nonostante il mio mood negativo avrò la possibilità di modificare un pochino le cose, se sono triste e faccio cose tristi rimarrò triste e lo sarò sempre di più. Posso organizzare lo scambio dei regali via video, posso organizzare una sorpresa a qualcuno, predisporre la mia tavola di Natale nel migliore dei modi anche se sarò sola o se saremo solo in due. Quando quest’anno ho scoperto che per le feste saremo soli in famiglia, ho avvertito come molti dispiacere, mi sono chiesta come avrei potuto rendere quel giorno ugualmente speciale come è sempre stato per me. Dopo essermelo chiesta ho iniziato a darmi lo scopo di lavoraci su e l’entusiasmo non ha tardato ad arrivare. Quindi il segreto è quello di accogliere il sentimento che si prova senza scacciarlo e di lavorare per farlo evolvere senza pretendere di essere felici, ma facendo cose che sappiamo possono farci sentire bene.


Contatti:


Dott.ssa Veronica Bertoncelli

Psicologa, Psicoterapeuta Specializzata in Psicoterapia Breve Strategica


www.veronicabertoncelli.it

info@veronicabertoncelli.it

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