• Sara Morandi

"Mio fratello, mia sorella" intervista al regista Roberto Capucci: il macrotema del film? Il perdono

"Mio fratello, mia sorella", il film su Netflix che sta riscuotendo tanti consensi, sia da parte della critica che dal pubblico, diretto dal regista Roberto Capucci. Un grande plauso a Claudia Pandolfi, nella parte di Tesla, una donna separata, costretta a convivere con la schizofrenia di suo figlio Sebastiano e una figlia con cui ha instaurato un rapporto difficile.

Straordinario anche Alessandro Preziosi, nella parte di Nik fratello di Tesla, costretto dopo la morte del padre, a convivere con la sorella. Dietro ad un aspetto dispotico e irriverente di Nik, un segreto di un'enorme sofferenza. Da incorniciare anche la partecipazione dell'attrice - dotata di eleganza artistica - Caterina Murino.

Vedere questo film, e' stata un'emozione continua, senza riserve: ne abbiamo parlato con il regista Roberto Capucci.

"Mio fratello, mia sorella" intervista al regista Roberto Capucci: il macrotema del film? Il perdono

INTERVISTA A ROBERTO CAPUCCI


Salve Roberto, grazie per la Sua disponibilita'. E' davvero un onore parlare con Lei. Come sono stati scelti gli attori per questo meraviglioso film?


Trovare gli attori adatti non è mai semplice. A volte ci sono incastri talmente tanto strano che mi fanno dire che è il film che alla fine sceglie i suoi protagonisti. Ogni cambio di idea, di programma, di scrittura e di opportunità porta a far sì che il film, alla fine, trovi i suoi attori. Per ognuno di loro c’è stata una storia diversa. E di strane coincidenze. Alessandro lo conoscevo bene professionalmente e aveva tutte le caratteristiche che cercavo. Aveva talento, irriverenza, ma anche fragilità. Aveva la fisicità giusta aveva empatia. ma se ti dico cosa mi ha fatto scattare la scintilla è stato vederlo nel cartellone dello spettacolo che faceva su Van Gogh, Era Nik non c’era dubbio! Con Claudia è stato qualcosa di immediato, di epidermico. Forse nel suo caso sia lei che il film si erano già scelti prima che lo facessi io. E lei ha avuto il coraggio di interpretare un personaggio senza paure senza vanità, ma con un onestà incredibile, che poi è una dote che si porta anche nella vita. I ragazzi hanno fatto una lunga selezione nel periodo del lockdown. Forse l’unico aspetto positivo di quel periodo perché quel tempo mi ha dato modo di farli entrare nella storia e nei personaggi e a loro di compiere un viaggio artistico. Quando condivisi con Claudia i loro ultimi provini lei si commosse… questo significa tanto, anche per l'impegno e il lavoro che avevano svolto già prima di essere sicuri di essere scelti. Anche con Stella avevo bisogno di un personaggio che avesse più caratteristiche. Vicina ma lontana dalla famiglia, il suo personaggio doveva essere austero e allo stesso tempo generoso. E infine Caterina. Una grande opportunità per un ruolo così piccolo, avere il sì di un’attrice così che in Francia ancor prima che in Italia è davvero una diva. Ma lei come persona non lo è, anzi, e ha sposato il progetto con un entusiasmo tale come se le avessi offerto un ruolo da protagonista.


Nella seconda parte del film, c'e' un cambiamento da parte di uno dei protagonisti: Sebastiano, interpretato dal bravissimo Francesco Cavallo. Che significato vuole avere il significato del risveglio?

La scena del “risveglio” ha tanti significati che si legano al finale e che non posso spoilerare ovviamente. Quello che posso dire è il messaggio che volevo che uscisse da quella scena, aldilà della sua importanza nell’economia del finale, ovvero l’opportunità di dare a Sebastiano “voce”, far percepire che chi soffre di una patologia mentale come quella di Sebastiano ha sicuramente difficoltà a comunicare, ma questo non vuol dire che non provi o non capisca le emozioni e le cose che gli accadono intorno. Lo faccio (o meglio lo abbiamo fatto insieme a Paola Mammini che firma con me la sceneggiatura) attraverso un distacco di linearità della storia, ma che ha ovviamente un senso, oltre che una scelta di stile.

Quale messaggio vogliamo dare agli spettatori? La famiglia e la speranza sono i veri ingredienti della serenita' per ognuno di noi?


Voler dare un messaggio è sempre un po’ “arrogante” per il mio modo di concepire il mio ruolo e in generale la vita. Preferisco parlare di suggestione, perché credo che in un film, come per qualsiasi opera artistica ci sia una soggettività e una libertà di fruizione per chi ci si approccia, da rispettare.

Il macro tema del film è sicuramente il perdono e l’attraversamento del dolore e in questa storia la famiglia ne diventa semplicemente un mezzo.

Non è un messaggio “buonista”, nessuno vuole dire che la famiglia è per forza panacea e rifugio, proprio nell’ottica di quella libertà che spiegavo sopra. Quello che volevo mostrare è che anche in una famiglia ferita e disfunzionale ci può essere speranza, l’inizio di un viaggio, l’accettazione di essere qualcosa insieme e la scelta di volerne fare parte.


News professionali e/o nuovi progetti lavorativi?


Ora sono ancora dentro al “vortice" del film per poter parlare di novità, ma di progetti per fortuna ce ne sono e spero vadano di pari passo con le opportunità. Vediamo cosa la carriera e la vita mi metterà davanti …

Link:


https://robertocapucci.it/

https://www.instagram.com/roberto_capucci/

"Mio fratello, mia sorella" intervista al regista Roberto Capucci: il macrotema del film? Il perdono

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