"Violenza contro le donne", approfondimento a cura di Patrizia Santini

Sia la foto di copertina che le altre utilizzate in questa serie di approfondimenti, sono state realizzate dai Volontari di Croce Rossa del Comitato di Guastalla (R.E.)


Un fenomeno che trova la sua origine in una disparità, ancora oggi, di genere. Si tratta di una problematica che è profondamente culturale e sociale” Alessio Testi Referente LVD (Liberiamoci dalla Violenza) di Parma

Diamo subito la definizione di “violenza contro le donne”: riporto testualmente “è la violenza perpetrata contro le donne basata sul genere ed è ritenuta una violazione dei diritti umani.


I dati registrati da inizio anno sono emergenziali, 109 donne uccise, una ogni tre giorni. Di queste, 93 in ambito familiare o affettivo, 63 per mano del partner o dell'ex. Quasi 89 donne ogni giorno sono vittime di un reato di genere, nel 62% dei casi l'autore è la persona con cui hanno o avevano una relazione.

Ecco, un altro termine usato spesso attualmente per specificare una violenza dell’uomo contro la donna è violenza di genere” che riguarda sì le donne, ma ad ampio spettro, infatti coinvolge minorenni che spesso diventano drammatici spettatori.

Ad istituire il 25 Novembre come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne sono state le Nazioni Unite nel 1999.


Tanto tempo è trascorso da allora eppure è recentissima la pubblicazione di una ricerca demoscopica realizzata da AstraRicerche (e presentata sabato 20 novembre al Senato) che fa emergere aspetti preoccupanti. Tra i tanti dati, infatti, emerge che circa 3 persone su 10 non considera violenza dare uno schiaffo alla partner se lei ha flirtato con un altro e ancora un italiano su tre non considera violenza forzare la partner a un rapporto sessuale se lei non ne ha voglia. Per gli autori della ricerca “è una questione culturale che non è solo appannaggio dei soli uomini”.


Ma di uomini parleremo in questa serie di appuntamenti. Modena, ad esempio, è capofila del progetto LDV “Liberiamoci Dalla Violenza”. Un servizio rivolto agli uomini e che ha come obbiettivo principale aiutare gli autori delle violenze a cambiare. Ma stessi centri sono presenti in molte città d’Italia.

A Parma, il Centro “Liberiamoci Dalla Violenza”, un servizio dell’Ausl, è stato aperto nel gennaio del 2014. Per conoscere il servizio ho interpellato il referente del centro di Parma, Alessio Testi.


E’ un elemento interessante che questi sportelli abbiano come referenti degli uomini. E’ possibile questo permetta una conoscenza maggiore della personalità maschile, del pensiero maschile, delle sue dinamiche?


L’essenziale nel momento in cui si tratta un tema così complesso e così attuale come quello della violenza sulle donne, è la formazione. I professionisti dei centri LDV sono costantemente supervisionati e formati in primis dai capofila degli LDV, quindi dai professionisti di Modena. Ma essendo il modello mutuato da quello dei Centri ALTERNATIVES TO VIOLENCE norvegesi, noi abbiamo anche una formazione costante direttamente seguita da loro.”


Come lavora il vostro servizio da quando un uomo decide di riconoscere in sé segnali di una particolare aggressività dando segno di una importante consapevolezza?


“Questo infatti è essenziale. Essendo un servizio che prevede l’accesso su base volontaria dell’uomo, presuppone un’assunzione di responsabilità e consapevolezza. “Consapevolezza” è il termine cardine. Il percorso si articola in questo modo: Nel momento in cui l’uomo ha questa consapevolezza richiede la presa in carico. Questo prevede che il servizio calendarizzi 4 colloqui preliminari di valutazione, utili proprio a valutare se sussistano dei criteri che in qualche modo possano escludere l’uomo, in particolare problematiche legate all’utilizzo di dipendenze da sostanze stupefacenti, problematiche psichiatriche in acuzie (nella fase acuta della malattia), a difficoltà di comprensione e conoscenza della lingua italiana, al non essere motivati all’assunzione di responsabilità e al non consentire al servizio di entrare in contatto con la partner. Utilizzo il termine ‘partner’ perché LDV si occupa solo ed esclusivamente di percorsi di accompagnamento al cambiamento per uomini che abbiano agito o temano di agire con violenza nei confronti della donna, all’interno di una cornice di relazione sentimentale”.


E’ possibile prevedere un’azione violenta prima di arrivare a completare il ciclo dei quattro appuntamenti preliminari? Anche discutendo del ‘Codice Rosso’ spesso si discute su tempi che sembrano comunque troppo dilatati in cui mettere in campo azioni deterrenti.


Il servizio, nonostante l’ambito del Codice Rosso abbia in qualche modo reso possibile una sospensione condizionale della pena, “alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannanti per i medesimi reati” questo percorso resta su base volontaria. Non è un percorso alternativo alla pena e non vuole esserlo, questo perché rischia di strumentalizzare il servizio stesso. Credo che qui si tratti di intendere una distinzione sostanziale tra un percorso sanitario di emergenza e un percorso che invece vuole essere di altra natura. Il servizio LDV non medicalizza né psichiatrizza in ingresso, l’uomo. Nel momento in cui, poi, si dovessero evidenziare elementi che lascino presupporre problematiche su citate, naturalmente l’uomo viene accompagnato ad altri servizi. Ma non è onere del servizio LDV in prima istanza fare una valutazione del tipo di cui lei parla. La valutazione è utile a capire se sussistono i presupposti affinché si possa iniziare un percorso di accompagnamento al cambiamento”.


Che tipo di esperienza è per lei questo impegno per LDV?


E’ sicuramente un’esperienza arricchente perché dà un rimando di quella che è l’eterogeneità del fenomeno. Gli uomini che si rivolgono a noi sono di ogni tipo di estrazione socio-culturale e di qualunque età tra i 19 e i 70 anni. Quello della violenza contro le donne è un fenomeno riconosciuto dalla Convenzione di Istambul in poi, come un fenomeno che trova la sua origine in una disparità, ancora oggi, di genere. Quindi si tratta di una problematica che è profondamente culturale e sociale”.


Ricordo che la Convenzione di Istanbul (firmata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa l’11 maggio 2011 a Istambul) è "il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza ed è incentrata sulla prevenzione della violenza domestica, proteggere le vittime e perseguire i trasgressori”.


Dott. Testi, c’è un filo conduttore tra le varie storie degli uomini che si rivolgono a voi?

Le fasi del percorso sono 4; nelle prime due quello che si cerca di fare con l’uomo è proprio quello di ricondurre la responsabilità dell’azione, della violenza, all’uomo stesso, cosa che spesso l’uomo fatica a fare, esternalizzando al contrario la colpa, la responsabilità ed eventualmente minimizzando la stessa. Nella seconda fase, quello che si cerca di fare è proprio quello di far comprendere all’uomo che la violenza non è nella stragrande maggioranza dei casi (se non nella totalità) uno scoppio, ma è il tentativo che l’uomo mette in atto, più o meno consapevolmente, di esercitare un controllo sulla relazione, sulla partner. Questo è un po’ il filo conduttore”.


Dott. Testi sa darci qualche dato?


In linea di massima quest’anno le prese in carica sono quasi doppie rispetto a quelle dell’anno scorso, quando erano 35. Quest’anno gli uomini che hanno richiesto una valutazione, sono quasi il doppio”.


E’ un dato interessante, su cui riflettere.


E’ vero perché se da un lato è positivo nel senso che presuppone un’attenzione maggiore al fenomeno, dall’altro riporta la necessità di continuare a interessarci, a lavorare e ad operare su questo tema perché, come i dati dimostrano, la violenza contro le donne è un reato che non vede contrazioni, al contrario…”

"Violenza contro le donne", approfondimento a cura di Patrizia Santini

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